martedì 6 gennaio 2015

Rome wasn't built in a day | Passeggiata serale

Ieri ho fatto una passeggiatina solitaria tra Piazza Navona, Pantheon, Largo Argentina, Corso Vittorio Emanuele, San Pietro.
Condivido con voi qualche frammento di Roma.
Quale vi piace di più?





Artisti in Piazza Navona:







Palazzo Madama:


Pantheon:













Largo Argentina:



Corso Vittorio Emanuele:



Gli stand (o, se preferite, "le bancarelle") in Piazza della Chiesa Nuova (C.so Vittorio Emanuele) viste dal bus - foto mossa perché è saltata al volo una tizia che mi ha spostato: ^_^


San Pietro visto dal treno, in movimento. Bello, no? ^_^


Un folletto che è spuntato fuori dal finestrino in galleria!


Allora, quale frammento serale romano vi è piaciuto di più?
^_^



lunedì 5 gennaio 2015

2015, "Io voglio..." | La tecnica dei 101 desideri

Avete presente i buoni propositi per l'anno nuovo?
La dieta che inizia di lunedì?
Domani lo faccio?

Beh, lasciateli perdere!


Verde a fiorellini: quaderno di brutta.
Giallo a foglioline o Rosa a boh: quale sarà il mio quaderno di bella?
I suggerimenti sono bene accetti.

Fate così, procuratevi due quaderni.
Io ho esagerato, ne ho comprati tre, ma ero indecisa tra le foglioline e il rosa.
A cosa servono?
Ora ve lo spiego.

Avete presente il pensiero positivo, la legge dell'attrazione?
L'estate scorsa ho letto Il Metodo (ho accennato qualcosa in questo post) e mi sono resa conto di quanto sia importante pensare positivamente. Poi ne ho parlato con la mia amica L., che in quel periodo stava leggendo Il segreto, che parla della legge dell'attrazione.
Ecco, penso che il nostro cervello sia uno strumento fondamentale non solo per pensare, ma per stare bene fisicamente. Ciò che pensiamo influisce su ciò che siamo. 
Ultimamente mi sono avvicinata a questo modo di vedere la vita, a come affrontare problemi e avversità, a come essere felice di ciò che ho e non essere infelice per ciò che mi manca, a lavorare su di me. 
Pochi giorni fa, mi sono imbattuta nel video che vi lascio qui sotto e mi sono detta che non è un caso. Che il nuovo anno sta iniziando e che questo è proprio il momento giusto per provarci.
Provare cosa?
La tecnica dei 101 desideri.
Si tratta di una tecnica buddhista, un po' rielaborata da Igor Sibaldi, studioso di teologia e di storia delle religioni, traduttore dal russo, scrittore e saggista. Sembra già troppo serio, invece, vi invito a guardare il video, perché Sibaldi affronta queste tematiche con il giusto senso dello humour e, invece di farci strappare i capelli uno a uno, ci fa sorridere sotto i baffi o ridere apertamente.

Funziona così. (Io riassumo, ma voi guardate il video!)
Procuratevi due quaderni.

Il primo quaderno sarà il quaderno di brutta, dove scriverete 150 desideri, tutti originali, uno diverso dall'altro.

Il secondo quaderno sarà il quaderno di bella, dove riscriverete solo 101 desideri.
Perché 101?
Perché è "un bel numero orientale che raffigura un intero grande - 100 -, ma aperto, grazie a quell'1 in più, verso ulteriori sviluppi".

Sembra facile, vero?
Ecco, non è proprio così facile: ci sono 10 regole da rispettare.

1. Io voglio - Tutti i desideri devono iniziare con "Io voglio" e non con "Io desidero", perché sono due cose diverse. Desiderare significa che vuoi di più di quanto ti è concesso, ma se desideri e basta, non fai nulla. Per questo motivo devi mettere in moto il volere.

2. Non - Non si usa la parola "non", perché il volere non la capisce. Di conseguenza, niente parole negative o contenenti negazioni.

3. 14 parole - Ogni desiderio deve avere al massimo 14 parole, comprese "Io voglio" e i segni di interpunzione. Perché? Perché in italiano una frase di 14 parole può essere pronunciata con un'unica emissione di fiato.

4. No storie d'amore con persone precise - Non si chiedono storie amorose o sessuali - a questo proposito vi rimando al video, che in questo passaggio è esilarante.

5. No paragoni - Non fate paragoni, perché il volere non capisce cos'è esattamente che vuoi "come" l'altro, e poi avrai anche i suoi problemi. Lasciate perdere gli altri, imparate a desiderare senza paragoni.

6. No desideri seriali - Ogni desiderio deve essere originale, deve meravigliarti.

7. No denaro - Non si devono chiedere soldi, perché è un concetto astratto. Se vuoi un castello, non chiedere la somma per comprarlo, chiedi il castello!

8. Non chiedere per gli altri - Non si può. Chiedete a nome vostro, ma non entrate nella vita degli altri. Chiedete di poter essere utili agli altri, di fare voi.

9. No diminutivi - Nella tenerezza ti ritrovi a scrivere che vuoi una "casettina" in riva al mare, e poi un giorno in spiaggia, mentre passeggi sul bagnasciuga, trovi una casettina giocattolo. No, evitiamo i diminutivi.

10. No desideri non verificabili o imprecisi - "Io voglio essere molto buono" non è chiaro perché "molto" e "buono" non sono quantificabili.




Una volta scelti i 101 desideri, bisognerà trascriverli sul quaderno di bella lasciando un po' di spazio tra l'uno e l'altro. Quando un desiderio si realizza, basterà cancellarlo e scrivere sotto: i desideri devono essere sempre 101 sulla bella e il quaderno di brutta ci servirà allora da pozzo dove attingere il desiderio successivo. 
Perché il volere non aspetta, bisogna avere la risposta pronta.
E poi?
Beh, e poi li leggete tutti, uno ad uno, per 365 giorni. Ci vorranno solo 5 o 6 minuti al giorno che potrete ritagliarvi anche quando siete in pensatoio, ecco.

Consiglio:
"Mettetene di assurdi. Sono quelli che si realizzano prima".

Questo metodo è una sorta di meditazione profonda che, pian piano, ci aiuta a cambiare la percezione intorno a noi e a uscire dalla condizione di "normalità". Se la "normalità" è di avere alcuni desideri, questo metodo ci permette di formularne sempre di più, di guardare con occhi diversi ciò che ci circonda e chiederci: "Lo voglio o non lo voglio?"
Vale a dire, questa cosa farà parte della mia vita, del mio futuro?

Davanti a noi ci sono miliardi di opportunità e questo metodo ci permette di vederle e di lavorare sulla nostra personalità, desiderando, magari, caratteristiche per noi stessi.

"Ogni desiderio che noi riusciamo ad esprimere è una sorta di premonizione: non si tratta cioè del frutto della nostra fantasia, ma di un improvviso estendersi della nostra percezione, fino a cogliere nel futuro una qualche occasione che sta venendo proprio verso di noi e che può servire al proprio sviluppo interiore. E ciò che chiamiamo “desiderare”  in realtà è il modo in cui questa nostra percezione più estesa cerca di annunciare alla nostra razionalità quelle occasioni che ha intravisto nell’avvenire, e di convincerla a non opporre resistenza e a non distrarsi, quando quelle occasioni arriveranno, bensì a farsi avanti e ad afferrarle”.

Ci vorrà del tempo per completare tutto, ma spero di avervi incuriosito almeno un po'.

Il mio 2015 inizia così.
E il vostro?

Vi auguro di volere tanto e di ottenere tutto.
Buon 2015 a tutti voi!


PS: Sibaldi dice di non divulgare questa tecnica e di tenercela per noi, perché una volta comunicata agli altri ci sembra di averla "sfangata" e poi non lo facciamo più. Ecco, io voglio condividerla, invece, perché... beh, perché... forse perché sono una ribelle! ^_^


*Fonte: Igor Sibaldi, Il frutto proibito della conoscenza; YouTube.


mercoledì 31 dicembre 2014

#sfangarla

Questi non sono buoni propositi promessi e non mantenuti.
Questi non sono neanche buoni propositi. Perché avevo smesso con i buoni propositi.

Siccome sono poche le cose eterne, con questo post cemento un'amicizia virtuale... e sfango un anno!




Anche quest'anno...
Anche quest'anno...
Anche quest'anno...
Anche quest'anno...
Anche quest'anno...
Anche quest'anno...
Anche quest'anno...
Anche quest'anno ho creduto di poter andar via di casa, e ce l'avevo quasi fatta, quasi fatta e poi non l'ho fatto.
Anche quest'anno mi sono ripromessa di provarci con il giapponese (la lingua, non un improbabile inquilino del piano di sopra), e ho comprato il libro. E lo sto imparando.
Anche quest'anno ho scritto il blog.
Anche quest'anno mi sono appassionata a un nuovo sport, e ci ho provato. Tiro con l'arco.
Anche quest'anno mi sono chiesta se fosse il caso di mandare qualche persona a fare i... compiti. E diciamo che l'ho fatto.
Anche quest'anno ho passato alcuni mesi malaticcia.
Anche quest'anno ho detto "arrivederci" a due persone a cui volevo bene.
Anche quest'anno ho sognato di spiccare il volo.
Anche quest'anno ho sognato di ricominciare tutto dall'altra parte del mondo.
Anche quest'anno ho sognato nonna.
Anche quest'anno ho sognato nonno.
Anche quest'anno ho pianto.
Anche quest'anno ho riso.
Anche quest'anno mi sono iscritta in piscina.
Anche quest'anno sono andata in biblioteca.
Anche quest'anno ho preso bus, treno e metro.
Anche quest'anno non ho mangiato animali.
Anche quest'anno ho letto alcuni libri nuovi e riletto alcuni vecchi.
Anche quest'anno sono arrivata in ritardo, ma anche in anticipo.
Anche quest'anno, quando ho sentito il sole caldo sul viso, mi sono sentita subito meglio.
Anche quest'anno è iniziato in ospedale e finito in ospedale.
Anche quest'anno non ho vinto la lotteria. Ma non avevo neanche giocato!
Anche quest'anno avrei voluto un gruppetto di amiche. Con cui fare il giro del mondo.
Anche quest'anno ho scritto un racconto. Però quest'anno ho avuto il coraggio di spedirlo a una casa editrice... ed è piaciuto!
Anche quest'anno ho fatto una serie di figure pessime al momento sbagliato con le persone sbagliate.
Anche quest'anno ho camminato. Però, quest'anno, quando l'ho fatto, quando ho ricominciato a farlo, ho ringraziato per ogni passo. Perché potevo usarle di nuovo, le gambe. Anche se vanno un po' più piano.
Anche quest'anno sono arrossita.
Anche quest'anno mi sono fatta mille domande sul futuro.
Anche quest'anno ho avuto paura.
Anche quest'anno ho visto il cielo azzurro.
Anche quest'anno ho curato le piante sul terrazzo dei nonni. E poi ho piantato la lavanda e fatto talee di rosmarino.
Anche quest'anno ho sorriso fino alla commozione davanti al sorriso di un bambino.
Anche quest'anno ho pensato alla mia vecchia vita, a... "E se non avessi cambiato??"
Anche quest'anno ho scritto un sacco di post che non ho pubblicato.
Anche quest'anno sono andata almeno una volta in bicicletta.
Anche quest'anno sono andata almeno una volta al cinema.
Anche quest'anno ho visitato almeno una mostra.

E voi?
Che cosa avete sfangato voi?


American Chronicles: The Art of Norman Rockwell

Conoscete Norman Rockwell?



Noo??

Beh, no, non è LA risposta.

Ho passato ieri e oggi in giro per la mia città, Roma, che è bella di suo, però a volte è ancora più bella. Perché?
Beh, perché arriva qualcosa che la arricchisce e la mostra di Norman Rockwell è una di quelle cose che non ti puoi perdere se abiti a Roma, se da piccolo disegnavi tutto, di tutto, su tutto, anche mentre guardavi i cartoni animati e se poi hai passato la passione a tua sorella would-be illustratrice.

Da Norman Rockwell ci vai e basta. Anzi, ci corri. Anzi, sei superfelice che il periodo della mostra coincida con il suo compleanno, non vedi l'ora di regalarle il biglietto e passare un po' di tempo ad ammirare l'opera di un tizio che ha rifuggito il clamore e per quarantasette - 47!!! - anni della sua vita ha illustrato le copertine del The Saturday Evening Post, che sono oltre 320, e rappresentano una buona parte della cultura statunitense del XX secolo.



Insomma, ieri ho fatto un viaggio nella vita e nell'arte di Norman Rockwell. Nel suo "realismo romantico".

Dire cosa mi sia piaciuto di più è difficile, perché mi è piaciuto davvero tutto. Anche la stanzetta per i bambini. Un po' meno il bookshop alla fine della mostra, se devo proprio dirlo.

Che cosa mi piace di Norman... vediamo.

1. Dipinge dal vero.
All'inizio prendeva dei modelli e li metteva in posa, proprio come chiunque altro. Poi, ha deciso di ritrarre le persone comuni, che è una cosa bellissima. Poi, ha ritratto la sua famiglia, è una cosa ancora più... bellissima.

Norman Rockwell, Girl at Mirror, 1954.

Questa ragazzina aveva circa 11 anni quando è stata ritratta. Quando si è rivista ne aveva 22 ed è scoppiata in lacrime, perché riusciva a comprendere il significato del ritratto: il passaggio dall'infanzia all'età adulta. La crescita le fa allontanare la bambola - che vediamo a terra - e le fa sfogliare una rivista dove compare il volto di un'attrice, Jane Russell, e vuole assomigliarle. Ecco perché c'è quel rossetto a terra, insieme a spazzola e pettine. Ma guardandosi allo specchio vede ancora il volto candido di una bambina.


Norman Rockwell, Christmas Homecoming, 1948.

Questo è il ritorno a casa per le feste natalizie di Jarvis, uno dei suoi figli. Il punto di vista del ritratto è proprio il suo, quello che ci permette di vedere la gioia riflessa nei volti di tutte le persone che lo circondano: la madre Mary, che lo abbraccia; il padre Norman, a destra, con la sua inconfondibile pipa; il fratello Thomas, con la camicia a quadri; e il fratello Peter, più a sinistra, con gli occhiali, la voce narrante della mostra. E sì, vi consiglio proprio di prendere l'audioguida, è inclusa nel prezzo, ma ve lo consiglierei anche se non lo fosse: ne stravale la pena.


Norman Rockwell, Art Critic, 1955.

Chi è il critico d'arte? Il ragazzo che si avvicina al dipinto, la dama ritratta che lo guarda compiaciuta o i tre gentiluomini che, affacciati dal dipinto di fianco, osservano la scena?
Non lo sappiamo. Sappiamo però che questo studente di arte con il cavalletto piegato e la tavolozza sotto braccio che si accinge a guardare il décolleté della dama attraverso una lente d'ingrandimento è Jarvis Rockwell.


Norman Rockwell, Boy in a Dining Car, 1946.

Prima di scegliere il modello, Rockwell ne provava alcuni. Peter Rockwell non fu, infatti, la prima scelta per questo dipinto. Peter dice che il padre pagava 5 dollari gli altri ragazzi, mentre lui e i suoi fratelli guadagnavano solo 1 dollaro. 

Qui è ritratto anche un cameriere. Anche per lui ci furono diversi provini. All'epoca il razzismo imperava negli Stati Uniti e gli uomini di colore potevano essere ritratti solo in condizioni di lavoro negative. Non è questo il caso: Rockwell era un pacifista.


2. Ha senso dell'umorismo
La prima delle immagini che mi ha tirato fuori una risata è questa:

Norman Rockwell, A Family Tree, 1959.

Notate niente di strano?
Ingrandite pure l'immagine.
Adesso?

Beh, il modello ritratto in tutte le generazioni è lo stesso signore. E c'è una particolarità che si ripete: la parte alta del naso è ampia (di solito è la parte più stretta del naso).
In tutte le generazioni maschili, il modello è lo stesso. Tranne in una. Lo vedete? Il reverendo al centro del dipinto ritrae proprio Rockwell. 
E l'uomo che gli ha fatto da modello che fine ha fatto?
È diventato sua moglie! ^_^


3. È attento ai temi attuali e sociali
Il 6 gennaio 1941, il Presidente Franklin Delano Roosevelt parlò agli americani:


Il discorso faceva riferimento alla Quattro Libertà fondamentali: la libertà di parola, la libertà di culto, la libertà dal bisogno e la libertà dalla paura.

Rockwell rappresentò le Four Freedoms in quattro dipinti:


Norman Rockwell, Freedom of Speech, 1943.
Un discorso democratico in cui tutti ascoltano chi parla, anche se hanno opinioni diverse.


Norman Rockwell, Freedom of Worship, 1943.
Volti diversi, di etnie, razze e religioni diverse. Tutti sono liberi di rivolgersi al proprio Dio.


Norman Rockwell, Freedom of Want, 1943.
Una famiglia riunita intorno a una tavola imbandita dove il cibo non manca (ahimè, povero tacchino!). 

Norman Rockwell, Freedom of Fear, 1943.

Due bambini possono dormire tranquilli nel loro letto, lontano dai bombardamenti della guerra in Europa, dove i bambini non erano altrettanto tranquilli né al sicuro.


Da non dimenticare:


Norman Rockwell, Murder in Mississippi, 1965.

Murder in Mississippi, 1965, che ritrae tre giovani attivisti per i diritti civili uccisi nel 1964 probabilmente da alcuni membri del Ku Klux Klan (di cui vediamo soltanto le ombre con i fucili sulla destra del dipinto).

E The Problem We All Live With, 1964.


Norman Rockwell, The Problem We All Live With, 1964.

Gli anni '60 sono forse gli anni in cui il vento del razzismo si fa sentire più di ogni altra cosa negli Stati Uniti. Nel 1960, Ruby Bridges ha sei anni ed è l'unica bambina afroamericana a frequentare una scuola per soli bianchi. Gli altri bambini afroamericani hanno deciso di restare a casa, ma lei continua ad andare a scuola, nonostante i lanci di pomodori e le offese razziste scritte sui muri, come vediamo nel dipinto di Rockwell, continuando la sua battaglia per i diritti civili, scortata da quattro agenti federali.
Storia e arte si mescolano in questo dipinto che fa emergere i problemi sociali, razziali, civili di un'America che deve crescere.
Trovo che questo dipinto sia bellissimo. Suggestivo. Sublime.
Uno dei miei preferiti.


4. Ritrae sé stesso
Come abbiamo già visto in Christmas Homecoming, 1948, e in A Family Tree, 1959, Rockwell era solito autoritrarsi. Forse il suo autoritratto più famoso è questo:


Norman Rockwell, Triple Self-Portrait, 1960.

Un triplo autoritratto divertente, direi, in cui assume tre posizioni diverse, ha gli occhiali, ma non sempre, la pipa è sempre presente, ma in posizioni diverse. È attorniato da autoritratti famosi in alto a destra - c'è anche Van Gogh! - e da alcuni suoi schizzi a sinistra.
E quell'elmo in alto?
È l'elmo dell'umiltà.
Lo aveva comprato a Parigi pensando che fosse un cimelio d'altri tempi. Scoprì più tardi che non era così.

L'autoritratto che preferisco io, però, è un altro:


Norman Rockwell, Artist Facing Blank Canvas, 1938.

L'artista davanti a una tela vuota. Quando l'ispirazione sembra svanita e una data di scadenza o di consegna è alle porte. Forse mi ritrovo in questo dipinto. Forse, in questo dipinto, possono rispecchiarsi un po' tutti. In fondo, il volto dell'artista non si vede, e quel volto potrebbe appartenere a tutti noi.


5. I miei preferiti
I miei dipinti preferiti spaziano molto: dalle copertine natalizie per The Satuday Evening Post alle pubblicità per Kellogg's; dal regalo a Walt Disney al bimbo che scopre Babbo Natale, un po' come ho fatto io; dalle fughe alle andate e i ritorni; dai sorrisi alla positività sempre presente nei volti ritratti. Una positività che sembra rivolta al futuro.
















Norman Rockwell, The Runaway, 1958.


Norman Rockwell, Going and Coming, 1947.
Norman Rockwell, The Discovery, 1956.
Norman Rockwell, Girl Reading the Post, 1941.
In basso a destra la dedica all'amico Walt Disney.
Norman Rockwell, Girl with String, 1955.
Norman Rockwell, Marble Champion, 1939. 
Norman Rockwell, Boy and Girl Gazing at the Moon, 1926.


Spero di avervi incuriosito almeno un po'. E se passate a Roma, non fatevi sfuggire l'occasione di fare un viaggio nel mondo di Rockwell!

Oggi il disegno realistico ha perso un po' di interesse, poiché il pubblico è maggiormente orientato sulla fotografia - come diceva Apollinaire, "basta la fotografia per ritrarre la realtà così com'è" - e maggiormente attratto da opere astratte o di altro genere e stile.

Pur condividendo il pensiero di Apollinaire, credo che il disegno come quello di Rockwell sia grandioso, al contempo tecnico, realistico e artistico, difficile da eseguire e pieno, davvero pieno di fascino!

Voi che ne pensate?


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