lunedì 14 aprile 2014

Al andar se hace el camino, se hace el camino al andar

Un mese di assenza.
Una data importante.

Oggi, due anni fa, smettevo di ber latte. Non ne ho più sorseggiato nemmeno un goccio, ma ogni tanto mangiucchio qualcosa che lo contiene. Nessuno è perfetto, tanto meno io! ^_^

Ieri ho finito Patagonia Express di Luis Sepúlveda. Iniziato due o tre volte chissà quando, ripreso un bel giorno alla stazione mentre aspettavo il treno che non arrivava e nel frattempo trangugiavo pagine su pagine - una cinquantina, mi pare - e finito ieri sulla stessa panchina, attendendo il treno-Godot che non è mai arrivato causa sciopero nazionale. Poi ho fatto amicizia con un'altra aspetta-treni uscita di casa per non stare in casa, proprio come me, che ha deciso di restare alla stazione per un po', proprio come me.

Oggi ho iniziato per la seconda o terza volta Lezioni americane di Italo Calvino.
Sono tornata per la prima volta in biblioteca dopo l'incidentuccio. Ho avuto troppo sonno a un certo punto, mi sono alzata e sono finita alla Feltrinelli per un'ora e mezza: ho comprato Dalla parte delle bambine di Elena Gianini Belotti. Calvino aspetterà ancora un po'. ^_^

Roma era bellissima oggi.
Ho passato la pausa pranzo al ghetto, tra la fontana delle tartarughe e il teatro di Marcello.
C'erano i papaveri.
Ahimè, non avevo mezzi per scattare foto... immaginate...

Iniziano ad aumentare i turisti, per lo più sbracciati e scosciati. Il sole è caldo, ma non ancora da mare, eppure per loro deve essere bollente... chissà a quale freddo sono abituati...

Qualche giorno fa ho fatto amicizia con una coppia sessantenne di Avignone. I ritardi del treno permettono di fare questo tipo di conoscenze. Ero andata dall'ortopedico, primo giorno sul treno dopo il fattaccio. Chiedo a che ora passa il treno e madame mi risponde in francese, così glielo chiedo in francese e mi fa posto sulla panchina e iniziamo a parlare... parliamo per quasi un'oretta, che cosa piacevole... a volte, quando faccio "amicizia" in modo così semplice con degli estranei mi sento un po' mia nonna! ^_^ Che è un complimento, ovviamente! Non so perché, ma mi ricordo lei. Forse perché era allegra. Forse perché prendeva il treno. Forse perché ho solo voglia di pensare a lei.

Anche l'altro giorno ho passato un'ora e mezza alla Feltrinelli: ho letto un libro che ho completamente rimosso dal mononeurone, ma ricordo che trattava di... mmm, ecco sì, gesti... linguaggio del corpo, sì! L'ho letto tutto, ho immagazzinato un po', ho scoperto qualcosa.
E oggi ho avuto modo di capire che il tizio che mi fissava in biblioteca non doveva essere incavolato con me - come ho sospettato per un numero cospicuo di anni - ma stava flirtando. Accipuffolina, ciccio! Non puoi flirtare in biblioteca con me solo perché è primavera e ti stai risvegliando dal letargo e in biblio siamo solo tre ragazze, di cui una di spalle che quindi è fuori gioco! 
E comunque non avevo mai visto tanta fauna maschile come oggi, in biblio! 

Questo mese ho fatto fisioterapia. Un po' mi è dispiaciuto aver smesso. Ehhh... (sospiro)
Ho ripreso il nuoto. Mi sento una cretina, ma perché non l'ho fatto prima? 

Beh, questo è un post così.
Per salutarvi. Per dirvi che ci sono. Per dirvi che cammino di nuovo! ^_^

E voi che avete fatto in tutto questo tempo? ^_^

venerdì 14 marzo 2014

Cow poop, le mucche da cacca

E sì, lo so, il titolo fa sorridere. ^_^
E sì, so anche che vi state chiedendo cosa sia una mucca da cacca.
Eccola qui:

Cow Poop

Una mucca da cacca è una mucca che vive felice nelle campagne piemontesi.
Una mucca da cacca non è sfruttata per produrre vitelli, e quindi carne da mangiare e pelle da indossare, né per produrre latte da bere.
Una mucca da cacca non è considerata un prodotto da vendere e dal quale arricchirsi.
Della mucca da cacca viene usata soltanto la... cacca... ^_^ ...per concimare il terreno.

Non sto qui a scrivere un articolo, perché l'ho appena letto e vi rimando ad esso.
Non sto qui neanche a riassumere il progetto e gli obiettivi di Fabrizio - un ex allevatore che, invece di trasformare gli animali in prodotti, è diventato vegetariano e ha convertito il suo allevamento nella Farm Serenity Cow -, perché lui lo fa molto meglio di me e perché vi invito a dare un'occhiata al suo blog.

Scrivo, invece, per mettere grigio su panna le mie considerazioni e dare qualche spunto.

Secondo me, questa fattoria potrebbe essere una grande occasione per formare gli adulti di domani. Sempre più spesso sentiamo dire di aver preso in prestito la Terra dai nostri figli, ma come insegnare proprio a questi figli il rispetto per la Terra e per i suoi abitanti?

Ecco, secondo me, un'idea sarebbe portare le nuove generazioni a contatto con tutto ciò che non è scritto sui libri scolastici

Gli insegnanti potrebbero portare i loro bimbi in gita in questa fattoria per insegnare loro il valore della vita di un animale e l'importanza del contatto con animali altri da quelli di affezione.
E se la scuola è lontana, potrebbero organizzare un camposcuola con i bambini di V elementare, che avrebbero l'opportunità di visitare Torino, antica capitale d'Italia; scoprire il Piemonte, vedere il Po e stare a contatto con la natura e gli animali.
Sarebbe una bella occasione anche per i ragazzi della scuola secondaria, perché non è mai troppo tardi per imparare che una mucca non è solo quella della Lola.

Ok, messa così, il mio sembra piuttosto un progetto latente della riforma scolastica - che pure avrei - comunque anche i genitori potrebbero contribuire portando i propri figli una giornata o un fine settimana in una fattoria.

Penso che la trasformazione di questo ex allevamento in fattoria possa essere un esempio per molti altri allevatori, per dire loro che, sì, la trasformazione è possibile
Ma anche per i consumatori: che si trovino su uno scaffale, in frigo o in tavola, gli animali non sono un prodotto già pronto. 
Una maggiore sensibilizzazione è necessaria e sono sicura che le giovani generazioni apprezzerebbero e la Terra ringrazierebbe.

Voi che ne pensate?

venerdì 7 marzo 2014

Lammily, la Barbie normale*

Oggi è una giornata splendida.

Il cielo è azzurro, il sole splende e c'è anche qualche nuvoletta bianca che a spasso se ne va.
Per la prima volta, stamattina, ho sentito cinguettare gli uccellini... stanno tornando! ^_^
Oggi mi sono svegliata relativamente presto e mi sono attivata immediatamente. Probabilmente nei prossimi giorni apporterò qualche modifica al blog, o piuttosto parlerei di miglioria, ecco! ;)
Ieri ho anche ricevuto un premiuccio inaspettato, il che contribuisce ad espandere il microclima festoso.
Ma non è per questo che scrivo oggi.

Ne avevo già sentito parlare in precedenza, ma ho letto l'articolo poco fa.
Vi presento Lammily:


Google Images


non è bellissima?

Ok, è una bambola. E forse molti di voi si staranno chiedendo cos'ha di speciale.
Beh, guardatela bene.... le proporzioni!
Lammily è splendidamente normale!

Il creatore di Lammily è un giovane designer americano, Nickolay Lamm. Lamm ha tentato di riprodurre una Barbie che rispecchiasse le reali proporzioni del corpo femminile e lo ha fatto basandosi sulla media delle diciannovenni americane.

Il confronto tra le due bambole non lascia dubbi: 


Google Images

Lammily è molto più realistica, è più bassina, non ha un vitino da vespa, non ha le gambe sottili come il filo da pesca, ha un sederotto esistente, e non è perennemente obbligata a indossare quegli scomodissimi tacchi fuchsia-shocking!

Presto Lammily sarà declinata in tutte le etnie e in tutte le "forme umane" di una donna in salute. Avrà nuovi vestiti e nuovi accessori (se il crowdfunding funziona) e finalmente mostrerà al mondo che essere noi è bello!

A Lamm è stato chiesto se le bambine giocheranno con questa nuova bambola "nella media" - ma chi è questo genio??!!
Io penso proprio che le bambine non avranno nessun problema a giocarci, perché i bambini, di fatto, non notano tutto ciò che nota un adulto: nel loro mondo fantastico tutto è normale, tutto ha una spiegazione.
In questo senso, credo che Lammily sia una creazione in grado di rivoluzionare... il mondo!
Sì, ho sparato in alto, ma se ci pensiamo bene, non mi sbaglio poi di molto.
L'influenza di una bellezza irreale e standardizzata che ha colpito le adolescenti della vecchia guardia potrebbe non colpire le nuove generazioni, che si rapporteranno a un modello più umano sin da bambine, nella speranza che ognuna, crescendo, si accetti per ciò che è.

Perché la bellezza non è una.
Perché la bellezza è soggettiva.
Perché la bellezza è negli occhi di chi guarda. 
E noi dovremmo imparare a guardarci un po' meglio.

Voi che ne pensate?


PS: Ammetto che le bambole mi hanno sempre fatto una certa impressione e che anni fa mi sono ripromessa di non comprare "mai" ai miei eventuali figli né bambole né armi giocattolo, ripiegando su un bel doudou di stoffa, fatto a mano, che adoro. Questa bambola, però, è diversa, mi sembra che abbia una valenza psicologica implicita non indifferente e, se mai mi dovessi trovare di fronte alla vetrina di un negozio di giocattoli con la mia eventuale bimba che mi tiene la mano e chiede una bambola, tra una Barbie filiforme e una Lammily in carne, sicuramente preferirei quest'ultima.



*Ma poi chi di noi ha il potere per decretare la normalità? Normale nel senso di più realistica e simile a un essere umano e non a un essere plastificato irreale.

lunedì 24 febbraio 2014

Il mondo secondo Tippi

Le monde selon Tippi (1997) è un documentario sulla vita di Tippi Degré, una bambina bianca nata e cresciuta nel continente nero.




Tippi è la figlia di due fotografi che hanno scelto di compiere uno studio fotografico sul rapporto dei bambini con la natura e gli animali.





Ho visto questo documentario ieri sera, ci sono finita quasi per caso, cliccando qua e là, e devo dire che mi ha fatto un certo effetto.





Il rapporto che questa bambina ha con gli animali è straordinario, parla con loro, ma senza usare le parole.



Gli animali sanno che lei non farà loro del male, e lei si fida di loro.





Non solo è straordinario il rapporto che Tippi ha con gli animali, ma anche con i Bushmen e gli Himba.











Dopo aver guardato il documentario e anche qualche altro video più breve, ero un po' confusa. Affascinata, ma dubbiosa. Così ho pensato di leggere qualche commento.

A volte mi chiedo se la possibilità di commentare i video sia positiva. Penso di sì, anche quando i commenti sono negativi, perché stimolano a pensare...
Ho letto diversi commenti e gran parte di quelli negativi sottolineava il fatto che la bambina fosse bianca e che dovrebbe essere, invece, un bambino nero* a raccontare questi aspetti del proprio continente.

Ci ho pensato per un attimo, ed effettivamente mi sono resa conto che questi commentatori non hanno tutti i torti. Allo stesso tempo, però, mi sono ricordata di un episodio del Piccolo Principe, quando il turco va al congresso degli occidentali vestito, sì di tutto punto, ma con i propri abiti, e nessuno lo ascolta. E poi ci torna vestito all'occidentale e tutti applaudono al suo discorso.

Ecco, i primi dieci anni della vita di questa bambina - che ora ha 23 anni - potrebbero essere considerati in questo senso: una voce dall'Africa. Perché tanto, se qualcuno avesse girato un documentario sulla vita di un bambino Bushmen, ad esempio, nessuno se ne sarebbe curato. Nessuno avrebbe ascoltato una voce dell'Africa. Purtroppo.

Il paragone con Mowgli, invece, non mi ha conquistata più di tanto, l'ho trovato solo un titoletto "sensazionale" acchiappa-lettori. La storia di Tippi differisce parecchio dalla letteratura: il Libro della Giungla è ambientato in India, Tippi è vissuta in Namibia; Mowgli è stato abbandonato o perduto, Tippi era lì con i genitori; Mowgli è stato allevato da animali selvatici, Tippi è stata a contatto con animali recuperati perché feriti o cresciuti in fattorie, e quindi abituati alla presenza umana. Ok, c'è qualcosa di simile, ma io non parlerei di un Mowgli declinato al femminile.

Ciò che mi ha toccato di più è stato un altro fatto.
Ho avuto l'impressione di una certa strumentalizzazione della bambina - ok, devo dirlo... - da parte dei genitori.
Va bene il rapporto con la natura, con gli animali, con gli uomini. Ma a che pro?
Tippi è stata portata via dall'Africa all'età di 10 anni e trapiantata a Parigi. Quando i genitori le hanno detto che il loro lavoro lì era finito e dovevano partire (tornare a casa?), non ha parlato per un mese.
A scuola, era diversa da tutti gli altri bambini e dopo due anni di frequenza ha continuato a studiare a casa.
Oggi studia cinema, da grande vuole realizzare documentari.

Quello che mi chiedo io è: ma questa bella bimbetta bionda che gioca con gli animali e corre felice e in libertà... Quanto ha sofferto il distacco? Quanto ha sofferto l'ingresso nella civiltà occidentale?
Da spettatori non possiamo che ammirare la bellezza delle immagini che la ritraggono in un ambiente insolito per una bambina, ma è pur vero che questa esperienza senza dubbio splendida, dotata di ricchezza senza eguali potrebbe volgersi contro la Tippi adulta.
Anche se per un attimo ci ho pensato, spero proprio di no, e spero che Tippi possa trarne solo il meglio.

Vi lascio il video qui sotto. Se siete interessati, esiste anche un libro fotografico.
Voi che ne pensate?




*Non c'è alcuna intenzione offensiva nella terminologia. Nero inteso come contrasto rispetto a bianca (usato poco prima) e come riferimento al continente nero (usato all'inizio del testo). Si tratta di un uso linguistico puramente estetico, non offensivo in alcun modo.

**Le immagini sono prese da Google Images.

mercoledì 19 febbraio 2014

Streghe

Certo che la Strega che mi governa deve essere molto potente nel suo mondo di Strega.
Se fossi potente anch'io quanto lei, oggi sarei una persona diversa.
Probabilmente sarei il nuovo Ministro dell'Istruzione. Oppure sarei emigrata da tempo e avrei una posizione di tutto rispetto altrove. Ma non è detto che queste due opzioni non si realizzino in futuro. Chissà.
Immagino solo che tutti questi brutti tiri servano a rendermi più forte - potrei aggiungere anche comprensiva e compassionevole, ma non lo faccio per un motivo molto semplice: lo sono già. Lo ero. È nella mia natura.

Il colpo della strega mi ha procurato un'ernia. Sono troppo giovane per averla, eppure ce l'ho.
Sono sempre stata troppo giovane per tutti quei problemi fisici e non che ho avuto, eppure ce li ho avuti.

Volevo laurearmi tra un mese. Sono costretta a rimandare di nuovo.
Potrò scrivere anche tutte le motivazioni che mi hanno costretto a rimandare sul cv?
Qualcuno mi crederà? Mi darà qualche speranza? Un'occasione?

Quando mi guardo intorno, vedo persone che non hanno un briciolo di comprensione verso gli altri. Persone a cui non è mai capitato neanche di perdere i sensi per un calo di zuccheri improvviso. 


Una volta, una *tizia* mi ha detto: "E stai sempre maaalee! E c'hai tremila probleeemiii..." come se fosse una mia scelta quella di star male o di aver dei problemi familiari indipendenti dalla mia volontà. Ah, se vi steste chiedendo il perché di questa frase tanto sensibile ed elegante - come ritiene di essere la signora -, chiarisco subito il dubbio con un esempio: ho disdetto all'ultimo una gita fuori porta organizzata per un Primo Maggio anni fa - mio padre aveva fatto pronto soccorso la notte precedente e avevo passato tutta la notte in ospedale, non in un casinò a giocarmi due spicci. Non davanti alla tv a guardare le N-repliche di Beverly Hills. Neanche a giocare alla Play.
Poi la *tizia* mi ha detto che non sono sensibile. Che lei è sensibile.
Forse essere sensibili significa definire la propria figlia un "quadrupede che abbaia" (so che avete una grande immaginazione, quindi non scriverò il termine che ha pronunciato).
È vero, io non sono sensibile: io non chiamerò mai "quadrupede che abbaia" né la figlia che non ho, né i figli degli altri, né nessun bambino al mondo.

Spero che qualcuno guardi un po' oltre il mio cv dai tempi allungati.
Spero di ottenere un posto di lavoro che mi piaccia, per cui sono portata. Che mi sono guadagnata. E non fare il c_____so p_______are perché babbo ha le sue conoscenze e fratello, marito e cognata lavorano lì.

Ci sono Streghe e streghe. Infliggono tutte delle pene.
Ma io devo essere più forte. Io sono più forte.

Io non sono il corpo. Io sono la mente. - Rita Levi Montalcini

domenica 16 febbraio 2014

Ombre

Alcuni giorni fa mi è capitato di vedere un video sui bambini che scoprono di avere un'ombra.
Mi ha fatto sorridere, inizialmente.
Poi ci ho riflettuto un po' su.

Sebbene qualche bimbo sembri aver trovato un nuovo compagno di giochi, o piuttosto un nuovo gioco che li accompagna, la maggior parte dei bambini è terrorizzata dalla propria ombra. Perché? 

Se ci pensiamo bene, l'ombra è qualcosa di terrificante.
Se ci pensiamo bene, l'ombra è la proiezione del nostro lato oscuro.
Oscuro, nel senso di oscurato, perché è quella parte di noi non illuminata, priva di sole.
Ma oscuro, anche nel senso di nascosto, celato. Quel lato di noi che non mostriamo; quel lato che forse ci spaventa o può spaventare gli altri e che teniamo ben ben nascosto. Alle nostre spalle. Così, agli altri, possiamo mostrare solo il viso.
Dunque, se pensiamo all'aspetto metaforico e psicologico dell'ombra, i bambini hanno tutte le ragioni di esserne spaventati.
Ma perché noi non lo siamo?

A giudicare da questi pochi secondi di video, sembra quasi che i bambini conservino qualcosa che noi abbiamo perduto. Che non è solo paura. Ma è qualcosa di ancestrale e celato all'interno dell'animo umano con il quale l'adulto, probabilmente, convive. O ha imparato a convivere.

Voi avevate paura, da bambini, della vostra ombra?
E da adulti?

Io non ricordo di averne avuto paura, ma piuttosto ricordo di averci giocato. Ricordo anche di aver subito il fascino della proiezione della mia ombra (però ero anche anche un po' più grandina dei bambini del video).

Cosa rappresenta l'ombra per l'essere umano?
Non lo so, ma mi documenterò.
Nel frattempo, vi consiglio un contest letterario ad hoc: 3Narratori di Salomon Xeno.




Il Libro delle ombre
"Nessun individuo può sfuggire alla propria ombra"


Andate pure a dare un'occhiata, trovate il bando cliccando sul link
C'è tempo fino al 12 maggio.

Buona domenica a tutti voi! ^_^

domenica 2 febbraio 2014

Tre cose belle

Tre cose belle!
#3cosebelle

Stasera ho letto un post sul blog di Norma e ho sentito una specie di strana serenità pervadere ogni singola cellula del mio corpo... tre cose belle!
È un concetto così semplice, eppure ha avuto un potere benefico immediato su di me. Tre cose belle.

Il progetto è partito lo scorso anno e viaggia su Twitter: si scrive #3cosebelle e poi si raccontano tre cose belle accadute durante la giornata. Io non ho Twitter. A dire il vero, io non ho neanche uno smartphone. Però voglio partecipare a modo mio, perché è una cosa bella. Perché ormai siamo talmente arrabbiati e delusi, da non veder altro che grigio ovunque. E trovare tre cose belle, nell'arco della giornata, è un modo semplice per tornare a sorridere e contagiare anche gli altri.



E allora ecco il mio piccolo contributo al movimento e alla mia piccola felicità:

#1 Oggi sono riuscita a camminare molto meglio dei giorni scorsi e la schiena mi ha fatto molto meno male. E sono riuscita a lavarmi i capelli da sola! (Ho avuto il colpo della strega, ahimè!)

#2 Stasera ho preparato una torta rustica ai funghi. La preparazione è stata piacevole e rilassante. La torta buonissima!

#3 L'idea di scrivere le mie piccole cose belle mi regala una pace interiore meravigliosa e mi fa stare bene: è un bell'esercizio per la mente, perché permette di focalizzarsi sul sul senso positivo della vita (e vi assicuro che oggi la mia giornata è stata pesante, però guardare alle piccole gioie fa sparire il resto, non trovate?). 


Spero che sia l'inizio di una lunga serie di cose belle!




Provateci! E fatemi sapere se anche voi percepite la stessa sensazione!
Ciao! ^_^

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